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Mistero

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Chi è la "Nostra Signora"?

Per introdurre questo argomento è bene fare una precisazione, ovvero dare una definizione di ciò che è un archetipo. In termini junghiani gli archetipi si originano dall'inconscio collettivo e costituiscono 'la materia' solo superficialmente differenziata dei miti, delle religioni, delle credenze popolari che si esprimono nelle favole e nelle leggende. In questi termini quello della Vergine è uno degli archetipi più potenti e il cattolicesimo ne testimonia la pregnanza nel culto mariano.

 

E’ interessante inoltre notare come la devozione popolare dimostri la perfetta assimilazione dell’archetipo Luna-Vergine-Maria. Numerosi sono i cenni letterari che forniscono un immagine essoterica della Madonna, che corrisponderebbe nella cultura medievale “occulta” a un approccio esoterico a questa figura, collegato all’astrologia (Luna e costellazione della vergine) e all’alchimia. Ogni cattedrale sarebbe dunque un libro di pietra di cui sarebbe possibile una duplice lettura: una letterale e una criptica. Allo stesso tempo la nostra Signore, la Madonna per il fedele comune, poteva per pochi iniziati rappresentare il principio cosmico della creazione e rigenerazione della vita.

 

Comunque la diffusione delle cattedrali di Notre Dame e “il lancio del culto della vergine” sono da ricollegare alla figura di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) che modificò gli orientamenti della chiesa del tempo che fino ad allora avevano considerato la vergine solo per quanto le sue notizie anagrafiche contenute in prevalenza nei Vangeli Apocrifi.

 

Dall’Egitto alla Francia

Il culto della Vergine, secondo alcuni studi, sarebbe strettamente legato al culto egizio di Iside anch’essa archetipo femminile e materno e che donerebbe alla Nostra Signora ulteriori sfumature esoteriche. Ma questi studi affondano per la maggior parte le loro radici nelle leggende della cultura popolare che spiegherebbero il perché della presenza, all’inizio della diffusione dei culti mariani, di vergini nere per l’appunto mutuate all’iconografia egizia di Iside.

 

Un ulteriore collegamento può essere riscontrato nel fatto che molte chiese templari (Londra, Laon, Metz) a pianta ottagonale, 8 lati quindi come il numero onomatico di Iside, ciò in altre parole verrebbe a configurare la devozione dei Templari per la Nostra signora più di tipo esoterico che essoterico.Un altro sorprendente collegamento tra Iside e Maria si individua nel modo analogo in cui gli Egizi e, millenni dopo, i costruttori di cattedrali le hanno collegate al Cielo, vale a dire al moto apparente del sole e alle costellazioni, nell’ambito delle applicazioni all’architettura dell’astrologia sacra

Dal Nero al Bianco

Che le Vergini Nere incarnino significati affini a quelli di Iside è certo, basti pensare alla loro originaria collocazione in camere sotterranee che le collega alla Dea Madre della Terra e alle scritte che in maniera ancora più esplicita citavano la simbiosi tra le due divinità configurando la vergine gestante come la Terra che coopera alla vita incanalando le sue energie verso l’azione benefica e fecondatrice del Sole.

 

Le vergini nere appaiono d’altra parte in stretto rapporto con la tradizione celtica. In essa in particolare appare una divinità Karidwen venerata sotto due aspetti: come Dea Bianca, la Luna nuova che presiede alla nascita e alla crescita e come Dea Nera, la Luna Vecchia dea della morte e della divinazione.

 

Piano piano alla sul culto della vergine nera s’impone quello della Vergine bianca, Maria Assunta in cielo, la Nostra Signora, la Regina non più gestante, ma la madre che ha partorito all’umanità il salvatore.

 

Le vergini nere hanno poi a che vedere con l’alchimia secondo la quale la Terra prima di ricevere i raggi fecondatori del sole corrisponde alla materia prima allo stato minerale. Il Nero è la prima fase della Grande Opera, corrispondente allo stato di putrefazione, di fermentazione, di occultazione, il Bianco invece corrisponde all’illuminazione e all’ascesa.

Nelle processioni dedicate alle vergini nere venivano bruciati ceri verdi. Il verde è il colore ambivalente della vita (vegetazione) e della morte (la vegetazione che muore, il colore dei cadaveri): Nell’iconografia egizia Osiride, nel mito indissolubile legato a Iside, venerato come dio della vegetazione e signore dei morti, veniva rappresentato dipinto di verde.

 

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