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Mistero 

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Il sacro nell'architettura

Dalla più lontana antichità costruire è un rito sacro. Non è un caso se una lettura simbolica della cattedrale vede quest'ultima come una rappresentazione dell'uomo, che si santifica votandosi a Dio: L'abside corrisponde al capo; la croce che il transetto determina intersecandosi con l'asse longitudinale costituisce le braccia; le navate sono il corpo e gli arti inferiori; L'altare infine è il cuore.

Sul piano più immediatamente espressivo l'architettura sacra esemplifica il privilegio assegnato dall'uomo fra le infinite possibili, alla dimensione verticale. Tale dimensione, che ha la sua inscindibile complementare nell'orizzontale, non esiste nella multidirezionalità del cosmo, e a dimostrare che non è ovvia, non si riscontra nell'arte primitiva.

Compare invece a partire dalla civiltà megalitica, che ebbe in Europa i suoi centri più importanti a STONEHENGE e in BRETAGNA. Alcuni menhir (men=pietra, hir=alto) bretoni, probabilmente associati a sacrifici umani e animali e a culti della fertilità, superano i venti metri d'altezza. Altri esempi sono le piramidi e gli obelischi in Egitto, gli ziggurat dei Sumeri, i monoliti af orma di stele dei Celti e i minareti arabi.

L'architettura greca, quella romana, quella bizantina e quella cristiana occidentale fino al romanico, pur adottando la verticale come principio organizzatore, non espressero in modo accentuato il desiderio di elevazione, e i mistici trovarono altri linguaggi artistici per dargli forma.

Condensatori di energie

Sul piano simbolico, l'enfasi della direzione verticale rappresenta lo slancio della Terra verso il Cielo o viceversa dalla superficie della Terra verso il suo grembo. L'idea di questa duplice energia (quella che proviene dalle stelle e quella che proviene dal suo grembo materno) sarebbe ricollegata all'energia che presiederebbe alla vita.

Prendendo in considerazione i siti megalitici è stato scoperto che i luoghi scelti e la disposizione delle pietre erano tali da coincidere con punti particolarmente rilevanti nel flusso dell'energia terrestre e finalizzati a una sua accumulazione.

A tali luoghi nei secoli furono associati dalla gente comune poteri curativi e le pietre considerate miracolose. Ancora nel VIII secolo la Chiesa si trovò a dover combattere contro questo culto pagano e a minacciare di persecuzione i suoi praticanti . Ma questi luoghi magici non furono dimenticati: su di essi sorsero monasteri, calvari, cattedrali. Nella storia degli edifici sacri, infatti, è tutt'altro che infrequente registrare una sovrapposizione millenaria.

Geometrie mistiche

E' stato sottolineato dagli studiosi come gli Egizi abbiano tratto le loro conoscenze in materia di geometria dalla prassi. Nella loro geometria occupa un posto di assoluto rilievo il triangolo rettangolo e alcuni studiosi sostengono che gli Egizi fossero giunti a conoscenza e all'applicazione del teorema di Pitagora, come studio del rapporto tra verticale, orizzontale e angolo retto e del rapporto del quadrato. Pitagora, insomma, non avrebbe fatto altro che concettualizzare sotto forma di 'prova' una conoscenza già messa in pratica millenni prima.

E' straordinario inoltre osservare come i costrutto delle cattedrali pur ignorando discipline come la geometra a tre dimensioni e la sterotomia, realizzarono ugualmente ciò che oggi sarebbe impossibile  ottenere senza il ricorso a questi strumenti. A loro volta, come gli Egizi, studiarono e sfruttarono le proprietà del triangolo equilatero e quelle della sezione aurea.

Buona parte delle volte e degli archi a sesto acuto delle cattedrali furono appunto disegnate sulla base del triangolo equilatero.Ciò è un ulteriore conferma di come un'esigenza pratica di semplificazione possa trovare risposta nelle ricerche su una forma ritenuta di origine divina e in questo caso e in questo caso addirittura adottata come come simbolo della Trinità.

Tutte queste conoscenze matematiche e tecniche giunsero agli architetti del XII secolo probabilmente in seguito a confronti e contatti con le altre culture. Importantissimo fu sicuramente il contatto con gli Arabi, con imprese come quelle di riconquista della penisola iberica o le crociate in terra santa. Queste conoscenze giunsero agli europei attraverso gli insegnamenti impartiti dalle università musulmane in Spagna e dalle traduzioni in latino di testi scientifici in arabo in cui erano presenti, assimilate e arricchite, nozioni aritmetiche dell'antichità e dell'India. 

Queste conoscenze giunte all'architetto medievale, si integravano tutte in una concezione religiosa del suo operare, che contemplava l'umiltà di riconoscere in Dio le fonte della sua sapienza.

Tutto il sapere di un architetto era però velato dal segreto corporativo delle associazioni di mestiere, particolarmente forte dopo la fioritura delle cattedrali del XII e XIII secolo.  Uno statuto dell'epoca imponeva: " Nessun operaio, maestro, apparecchiatore, avventizio insegnerà a chiunque non sia di questo mestiere e non abbia mai fatto il lavoro di muratore come dalla pianta si deduca l'alzato". Questo limite si accentuò ancor di più con le barriere corporative del XV secolo che sembrano essere il primo segno di un eclissi del sacro. 

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